Il pungitopo
Nuova puntata della nuova rubrica naturalistica promossa e curata dal nostro lettore Teresio Colombo con lo scopo di aumentare la conoscenza delle bellezze naturali del Parco del Campo dei Fiori
Nuova puntata della nuova rubrica naturalistica promossa e curata dal nostro lettore Teresio Colombo con lo scopo di aumentare la conoscenza delle bellezze naturali del Parco del Campo dei Fiori
IL PUNGITOPO
Vista la quantità di neve sui rilievi scegliamo un percorso che ci auguriamo poco innevato almeno nella sua prima parte, si tratta del sentiero che parte dalla Rasa di Varese conduce sino al passo Varrò, e precisamente ad una sella fra il monte Legnone e le Pizzelle. La partenza avviene dalla piazza della Rasa dove è la fermata degli autobus provenienti da Brinzio, dopo esserci soffermati a guardare lo scorrere dell’Olona a poco più di 300 m dalla sorgente e quindi di modestissime dimensioni ma pulitissimo, ci incamminiamo prendendo, sul fondo della piazza, la strada sulla destra, appena superate le abitazioni, in concomitanza con il curvare a sinistra della strada ci troviamo un cancello, che costituisce una delle entrate per il villaggio Cagnola, di cui la strada segue la recinzione dalla quale spunta un arbusto latifoglie e sempreverde è abbastanza raro vederlo nei nostri boschi, si tratta di una varietà del berretto da prete (Euonymus japonica), è da presumere che sia stata piantata almeno da una settantina di anni fa ma tuttora presente e mostra il frutto. La strada è in salita e il fondo evidenzia un acciottolato, tipico delle strade rurali, nei punti dove in caso di pioggia l’acqua tende a correre con maggiore intensità e quindi ad erodere il fondale rendendo difficoltoso il passaggio dei carri. Al termine della breve salita la strada procede in piano, sulla destra si nota il rudere di una vecchia abitazione abbandonata da tempo, nelle vicinanze si nota un bell’esemplare di asplenio nero (Asplenium adiantum nigrum) felce abbastanza comune nella zona prealpina. Passiamo sopra ad un torrente, piccolo perché dalla sorgente alla immissione nel rio Legnone non arriva ai 600 m di lunghezza, vale la pena qualche volta di salire fino alle sorgenti. Superato anche questo torrente, si raggiunge il rio che possiamo superare con un salto, anche il corso di questo rio merita di essere percorso perché ci servirebbe a ricordare come in passato erano curate le acque correnti. Da qui il sentiero comincia a salire, dopo una cinquantina di metri i incontra una casetta recentemente ristrutturata ma la meraviglia è data dalle pietre di recinzione costituite da lastre di pochi centimetri di spessore ricavate senza dubbio da massi erratici che ci evidenziano la capacità di lavorare la pietra da parte dell’uomo che operava solo con intelligenza e qualche modesta attrezzatura, Queste recinzioni sono abbastanza rare e corrispondenti a necessità particolari come nel caso in oggetto preservare la strada rispetto alle frane, in altro caso era funzionale a impedire agli animali allevati di entrare in una zona paludosa. Il sentiero prosegue su una roccia sempre più superficiale tanto che come molti abbandono il sentiero e mi addentro nel bosco di faggio (Fagus sylvatiica) con alberi cresciuti senza grandi sofferenze ma complessivamente di taglia modesta i tratta dunque di un bosco risalente agli anni 60. Non vi è traccia di impianti precedenti. E’ in questo bosco che si scorgono delle macchie di pungitopo (Ruscus aculeatus) particolarmente folte alt più di un metro e trenta anzi qualche fusto arriva oltre l metro e cinquanta una cosa eccezionale per questa pianta monocotiledone, perenne, con i rami trasformati in modo appiattito come le foglie i fiori crescono addirittura sui rami, tra l’altra si tratta di pianta dioica e i fiori non consentono un facile distinzione fra quelli maschili ed i femminili comunque basta ricordare quale pianta porta le bellissime bacche che nel tardo autunno si presentano di un rosso vivo. Uscendo a nord della faggeta incontriamo di nuovo il sentiero ai lati del quale vediamo un bell’esemplare di erba calenzuola (Euphorbia helioscopia) che, come tutte le euforbie si riconosce allo spezzare di un ramo rilascia un liquido, generalmente bianco latteo. Abbastanza vicino un giovane piantina di mercorella bastarda (Mercurialis perennis), anche questa è pianta dioica la si ricorda perché le piante femminili sparano i semi fino a 50 cm dalla pianta madre. La neve mi convince a non proseguire.









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