Il faggio

Nuova puntata del percorso naturalistico del nostro lettore Teresio Colombo

Il faggio

Sabato 31 ottobre, approfittando della bellissima quanto temperata, mattinata mia moglie ed io decidiamo di passeggiare nei giardini di villa Toeplitz, appena entrati dall’ingresso principale notiamo sulla sinistra un grosso Faggio comune (1,2) (Fagus syilvatica) che non solo è quasi completo di foglie anche se ormai ingiallite ma anche pieno di faggiole oramai aperte e che hanno dispersi i semi; sul vialetto, a monte del faggio, una siepe di aucuba (3) (Aucuba japonica) che cresce in ogni tipo di terreno, resiste agli sbalzi climatici, assorbe senza difficoltà l’aria variamente inquinata, è un sempreverde con minuscole macchie bianche e le sue qualità di pianta ornamentale sono ulteriormente aumentate da quando si è scoperto che essendo dioica la pianta era indispensabile accoppiare i e sessi se si volevano ottenere le bacche rosse che maturano dalla metà dell’autunno e che impreziosiscono la funzione di ornamento della pianta nella stagione invernale.

Ci soffermiamo a goderci i giochi d’acqua rimasti dopo gli splendori degli anni 30 fintanto che non ci decidiamo a salire su quel belvedere che consente una abbastanza ampia visione del paesaggio attorno allontanandoci quasi subito da quell’ampia balconata sovrastante l’impianto centrale di regolazione del flusso per dirigerci alla cappella nel bosco, ma prima di arrivarvi notiamo un bel fusto di un Castagno (4,5) (Castanea sativa) che decidiamo di fotografare  come anche le foglie, ho perso di vista mia moglie che chiamo alzando il tono della voce e sentita la risposta capisco che è già arrivata alla cappellina (6) che con la grazia particolare della sua struttura ed essenzialità invita a riflessioni sulla nostra vita; lasciata la cappella, prima di inoltrarmi di nuovo nel bosco vedo alcuni cespugli di Eleagno (7) (Eleagnus angustifolia) che è in piena fioritura, da noi capita abbastanza facilmente di trovarlo in vecchi giardini poiché è stata importata dall’Asia perché facilmente adattabile a siepe, per le sue fioriture a metà autunno per i frutti commestibili maturi dalla fine di gennaio. Scendiamo attraverso il bosco e arrivati alla strada che taglia in 2 parti il giardino decidiamo di fermarci ad ammirare la bellissima pianta di Gingko (8) (Gingko biloba) con le foglie completamente ingiallite e i frutti ormai avvizziti ancora attaccati all’albero, il consiglio è di limitarsi a guardarli evitando di toccarli perché altrimenti ci rimarrebbe per un certo lasso di tempo l’odore nauseabondo dei suoi frutti è in ogni caso da ammirare come il colore sia il medesimo in tutte le foglie; bellissimi sono i Pioppi cipressini (9) (Populus nigra var. italica) bellissimi alberi dei quali hanno assunto un particolare rilievo il duplice filare che scende dal comune di Bodio verso il lago, il colore scuro della corteccia è quello che è stato determinante per la denominazione scientifica di questo pioppo, come lo sviluppo a colonna è stato determinante per la denominazione corrente; vicino ai pioppi che svettano per oltre 30 m si trovano, creando un piacevole contrasto, 2 Aceri nani (10) (Acer palmatum dissectum) con le foglie a pizzo che in autunno si colorano di rosso in netto contrasto con quelle ancora verdi dei pioppi cipressini.

Scendo per la strada che porta alla zona giochi dei bimbi e sulla sinistra incrocio un bel esemplare di Camelia invernale (11) in piena fioritura, vicino c’è un liquidambar che fa bella mostra di sé con le sue foglie multicolori, nella stessa zona alcuni giovani faggi con la foglia stretta (12) sono pronti a sostituire i due faggi che stanno morendo che sono sul fondo del viale e l’uno a foglia stretta con potenti radici è in zona con divieto d’accesso perché ormai il faggio costituisce un pericolo  per il visitatore; poco più in là un albero di Kaki (139 (Diospyros kaki) della famiglia delle ebenacee mostra il suo carico di frutti di colore arancione creando un bel contrasto con il verde delle foglie.

Scendendo verso il parco dei bimbi si aggira il divieto di passaggio per il faggio da anni attaccato da funghi che tendono a decomporlo si tratta di un bellissimo esemplare ma, come succede a tutti gli esseri viventi, tendono a morire indipendentemente se hanno avuto una vita bellissima o invece hanno patito traumi di diversa natura. Siamo così arrivati al fondo del parco dove una balconata ci consente una bella visione della zona prealpina   appartenente in parte all’Italia e in parte alla Svizzera. Questo giardino voluto da un ingegnere polacco il Toeplitz che, dirigente di banca a Milano, era così innamorato di Sant’Ambrogio dove veniva ogni anno in vacanza con la moglie, decise nei primi anni del 900 di acquistare la villa divenuta libera per la morte del proprietario, purtroppo la morte della moglie, gli impegni di lavoro (è in quegli anni che porta all’Italia la maggioranza delle azioni della banca commerciale), la guerra mondiale solo con la fine della guerra riprende questa sua proprietà lasciata in uso allo stato durante la guerra decide di portarvi la sua residenza ufficiale con la nuova moglie, fa modificare la villa e, pur seguendo i consigli della moglie fa realizzare gli stessi da un ingegnere francese, decide di finanziare la prima autostrada in Europa la Milano-Varese, fa costruire la torre con l’osservatorio il cui telescopio diventerà il primo telescopio dell’osservatorio del Campo dei fiori, fa realizzare i collegamenti idrici prendendo le acque dal M. Chiusarella anche la giovanissima moglie si appassionò a queste attività riscuotendo anche il pubblico consenso con premiazioni.

Per terminare qualche istante va dedicato alla Clematide vitalba (14) (Clematis vitalba) che come si vede dalla foto è cresciuta di qualche metro avendo superato in questo anno la siepe a cui si appoggia nella crescita come anche non trascuriamo l’agrifoglio (15) (ilex aquifolium).

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Pubblicato il 16 Novembre 2015
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Il faggio 3 di 15

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