Aiuto cuoco a processo per violenza sessuale
È accusato di aver abusato di una ragazzina di 14 anni rimasta incinta. I racconti in aula
“Mi ha messo la mano sulla bocca, ed è andato avanti. Avevo 14 anni e non sapevo cosa fare”.
L’accusa è pesante: violenza sessuale aggravata. E l’imputato, contumace e senza fissa dimora è un giovane aiuto cuoco nato nel 1989. Quei fatti, di qualche anno fa, sono stati ricostruiti dalla vittima oggi maggiorenne nell’aula del tribunale di Varese dove si celebra il processo.
Questo pomeriggio attorno alle 14 sono stati ripercorsi i momenti che risalgono al 2013, interamente consumati all’interno della comunità cinese.
Da quel rapporto sessuale – in realtà secondo quanto ricordato dalla giovane i furono due, uno dei quali completo – nacque una bambina che non venne riconosciuta e ad oggi è stata adottata.
I giudici del collegio presieduto da Orazio Muscato hanno ascoltato le deposizioni della madre e del padre della ragazza, entrambi quarantenni, nati in Cina e che parlano e capiscono poco l’italiano, titolari di un ristorante cinese dove l’imputato era impiegato col ruolo di aiuto cuoco e spesso ospitato a casa della coppia dove dormiva in una sua stanza.
I racconti in aula, fra difficoltà di comprensione, e ricordi, hanno ricostruito l’apparente promiscuità del luogo – una casa con diversi ambienti separati dove vivevano anche altri componenti della famiglia – e l’impermeabilità degli usi di un gruppo etnico chiuso, restio a far sapere all’esterno fatti riguardanti la stretta cerchia famigliare: nessuno deve sapere.
Per questo la ragazzina continuò ad andare a scuola in quell’inverno, riuscendo a celare la maternità coi vestiti, fino al momento del parto avvenuto al Del Ponte, in estate.
L’autorità giudiziaria è stata messa al corrente dell’accaduto e sono partite le indagini, tanto che l’imputato, difeso d’ufficio dall’avvocato Camilla Paruccini – venne sottoposto alla prova del dna.
Il prossimo 29 gennaio verranno ascoltati i testi del pubblico ministero Giulia Floris e forse anche l’imputato, ora senza un domicilio stabile e non più a Varese.
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