“Fate qualcosa per fermare i contagi a Varese”
Vi chiedo decisioni forti, subito, basta solo con questi appelli alla nostra responsabilità perché ormai non basta più, i bambini e ragazzi sono un volano di trasmissione del virus da cui ormai non torniamo indietro
È mattina presto di un’altra notte insonne per la preoccupazione in cui tutti ci troviamo costretti. Il virus galoppa: in Europa, in Italia, in Lombardia; a Milano e Varese ancora di più.
Il mio nome è Silvia, vivo a Varese e ho 38 anni. Lavoro in smart working dal 24 febbraio (e mi sento grata e fortunata per questo), ho scelto responsabilmente di non fare vacanze la scorsa estate, faccio la spesa online, non vedo amici, non vado al ristorante, esco di casa ogni 10 giorni per una passeggiata (con doppia mascherina) o un giro per lo più in auto per caricarmi della bellezza dei nostri paesaggi. Sono tanto tanto responsabile, persino fobica, tanto che ho pure iniziato un percorso di supporto psicologico (online!) appositamente per questo.
I miei genitori, che ancora lavorano, a differenza mia vedono tante persone e sono la mia ossessione quotidiana, ma loro non possono fare altrimenti, a patto di un nuovo lockdown, che pure loro, da liberi professionisti, a questo punto auspicano.
Mi rivolgo a voi, non sono certo la prima, ma credo che un po’ di ascolto me lo merito.
Le indicazioni che riceviamo da tutti i livelli sono ormai solo quella a non uscire di casa, a stare distanziati, a mettere la mascherina. Potrete capire la sensazione di impotenza davanti a numeri che crescono esponenzialmente e che ormai non potranno essere contenuti solo da tali moniti, per lo più facendo sembrare noi tutti indistintamente – che stiamo ligi in casa perché possiamo o che dobbiamo vedere persone perché lavoriamo – gli unici responsabili di questa situazione al tracollo. Non è davvero giusto ed è davvero frustrante.
Vi chiedo decisioni forti, subito, basta solo con questi appelli alla nostra responsabilità perché ormai non basta più, i bambini e ragazzi sono un volano di trasmissione del virus da cui ormai non torniamo indietro, basta vedere com’è messa l’Europa per capire che aspettare non ha alcun senso.
E allora muovetevi oggi verso qualcosa che avremmo voluto tutti evitarci, ma che intanto succederà comunque per cui decidetevi subito, non tra 10-15 giorni.
Io non voglio rivedere lo scorrere dei carri militari come a Bergamo, non voglio sentire discorsi postumi sul chi avrebbe dovuto decretare la zona rossa; io sto rinunciando alla mia vita dinamica per questo virus maledetto ed esigo comprensione ed azione rapida dalle Istituzioni, basta mea culpa sui ritardi ed appelli.
Silvia
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