Aumentare l’Iva è una scelta sciagurata, colpisce imprese e famiglie

Gli stati generali di Confesercenti bocciano la misura adottata nella manovra del Governo. «I consumi ancora più lenti: nel 2012 si attesterebbero a +0,2%»

«Aumentare l’Iva è una scelta sbagliata, perché colpisce imprese e famiglie». Gli stati generali di Confesercenti bocciano la misura adottata nella manovra del Governo. «L’insieme del provvedimento – scrive in un comunicato Confesercenti – rappresenta certamente una scelta dovuta, richiesta dai mercati e dalla Ue e quindi la manovra andava fatta nella misura e nei tempi decisi. Pur tuttavia l’aumento dell’Iva in manovra è stata una scelta sciagurata per l’economia e per le famiglie italiane. Un semplice calcolo basta a dimostrare l’insensatezza della scelta compiuta».
Secondo i vertici di via Mercantini, le vittime predestinate sono due: i consumi (e quindi gran parte delle speranze di ripresa economica) e le famiglie, soprattutto quelle meno abbienti. L’aumento della aliquota IVA al 21% fornirà un gettito compreso tra i 6 e i 10-11 miliardi di euro. Questo significa in concreto un incremento medio dell’esborso per le famiglie (ipotizzando che le quantità consumate siano costanti) a sua volta compreso tra 250 e 400 euro l’anno, cioè in percentuale, tra l’1 e l’1,7% in più.
«Questa scelta  provocherà oltre agli aumenti di prezzo dei beni anche una riduzione dei consumi, già bassi, delle famiglie fino a ridurli di un altro punto decimale e collocandoli allo 0,2% per il prossimo anno, visto che già oggi molte famiglie hanno esaurito il cuscinetto rappresentato dal flusso di risparmio e la crisi ha anche ridimensionato la platea dei soggetti che possono contare sull’aumento del grado di indebitamento per sostenere il tenore di vita. Man mano che le famiglie interiorizzeranno che le prospettive di medio termine sono poco promettenti, potrebbero, anzi ne siamo certi, prendere in seria considerazione un nuovo aumento della quota di risparmio di natura precauzionale, finalizzata a fronteggiare eventuali shock inattesi sul reddito».

Il rischio, secondo Confesercenti è dunque quello di una stagnazione con un Pil tutt’altro che positivo, l’occupazione da difendere e la ripresa della attività delle imprese da favorire. «Misure come l’aumento dell’Iva fanno a pugni con la realtà vera del Paese che invece esprime difficoltà a non finire: le famiglie si ritrovano a subire i contraccolpi della politica fiscale in un momento in cui non hanno avvertito ancora i benefici della ripresa che è ancora troppo fragile per imprimere una svolta all’andamento dell’occupazione. Il reddito disponibile manterrà a stento il ritmo dell’inflazione, e stenterà ad aumentare in termini reali.  Gli aumenti dei consumi restano quindi di modesta entità, e condizionati dall’ipotesi che la fase di riduzione del tasso di risparmio, che ha impedito sinora il loro crollo, si mantenga sul medesimo valore attuale.  Quest’anno di conseguenza la crescita della spesa delle famiglie, senza contare la manovra, non dovrebbe superare l’1% e nel 2012 attestarsi allo 0,3%».

«Non si vuol proprio comprendere – conclude Confesercenti -che la via obbligata ma anche quella certamente virtuosa è la riduzione della spesa, il taglio coraggioso degli sprechi della politica, la semplificazione e aggregazione della pletora di servizi pubblici. Senza dimenticare quella priorità costituita dalla necessità di privilegiare gli investimenti ed il lavoro. Al Governo ed al Parlamento chiediamo ora di aprire un confronto con le Parti sociali per valutare cosa fare nel prossimo futuro e per dare contenuti rapidi e credibili alla crescita economica. Quello che vogliamo sottolineare soprattutto è che dobbiamo smetterla di ragionare ed agire solo in termini di emergenza.
Si riparta dai tagli della spesa pubblica, che resta un capitolo tuttora deficitario, con scelte coraggiose: si metta mano alle spese delle pubbliche amministrazioni, si riordinino tutti i livelli di rappresentanza, si riducano drasticamente i costi diretti ed indiretti della politica senza più rinvii.  E queste risorse siano destinate alla modernizzazione del paese e alla riduzione della pressione fiscale, assicurando più sostegno alle imprese, alla occupazione, alle famiglie ed alla stabilità»

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Pubblicato il 30 Settembre 2011
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