Cinghiali: la proposta di Federcaccia

Il presidente dell'associazione venatoria ritorna sull'ipotesi di affidare ai cacciatori la gestione della selvaggina

Riceviamo e pubblichiamo la nota inviata dal presidente Federcaccia Varese

cinghialiHo ritrovato, a distanza di qualche mese, un nuovo articolo sulla stampa locale in cui gli amici Agricoltori denunciano nuovamente i danni causati dai cinghiali (in particolare) e, essendo stato citato il nostro intervento di offerta di collaborazione di 3 mesi fa sull’argomento (completamente ignorato dall’Ente Delegato), vorrei esprimere qualche considerazione ulteriore.

Confermo nuovamente di condividere pienamente la preoccupazione e la ‘rabbia’ nel non vedersi riconosciuti i danni che risulta realmente inspiegabile; tutti noi cacciatori versiamo, annualmente e pro-capite, 173 Euro di tasse governative e 65 Euro di tasse regionali che non generano, pur se previsto dalla normativa, praticamente nessun ristorno per la gestione faunistica (alla quale dobbiamo devolvere come minimo, a secondo dei casi, ulteriori 130 – 180 Euro) ma sono fagocitati da governo, regione ed ente delegato a copertura di non so quali altre spese. Basterebbe utilizzare questi fondi (una parte almeno) e la copertura dei danni sarebbe garantita. Detto questo vorrei evidenziare fortemente che la nostra categoria, in via totalmente volontaria, ha contribuito in questo ultimo anno al pagamento dei danni causati dalla selvaggina in una quota superiore a quanto richiesto; lo abbiamo fatto proprio in considerazione dell’importanza dell’agricoltura sul territorio senza polemizzare con chi invece a questa incombenza era preposto dalla legge.

Se passiamo ad analizzare le possibili soluzioni al problema dobbiamo partire evidenziando e ricordando a tutti che la nostra Provincia non è un territorio vergine ed incontaminato ma il frutto di secoli di interventi antropici che l’hanno modellata e modificata e che richiedono, anche per la parte faunistica, una costante ‘manutenzione’ che, nello specifico, si chiama ‘gestione faunistica’ e che, piaccia o meno, vede nel prelievo venatorio bilanciato e scientificamente gestito lo strumento unico per bilanciare l’eccezionale presenza di ungulati che decenni di gestione hanno saputo creare (mufloni, cervi, caprioli, cinghiali, ..).

Visto i risultati ottenuti (sarebbe meglio dire ‘non ottenuti’) fino ad oggi non resta, come già detto in più occasioni, che una soluzione: affidare la gestione faunistica di tutto il territorio provinciale a chi queste cose le fa con passione: i cacciatori. Quale associazione venatoria confermo che ci candidiamo ad assumere questo ruolo e siamo sicuri che sapremo ben gestire il capitale preservando gli interessi di chi il territorio, come noi, lo vive e lo interpreta giorno dopo giorno: gli agricoltori.

Purtroppo, alle riunioni specifiche citate non siamo mai invitati, ma poiché siamo abituati a lavorare per risolvere i problemi e non a polemizzare lancio una nuova proposta che spero venga accolta: quella di organizzare un convegno su questo argomento specifico invitando le componenti venatorie, gli agricoltori e, ovviamente, la Provincia; se si ritiene un’iniziativa utile a risolvere il problema l’Associazione che ho l’onore di dirigere è pronta, anche questa volta, a prendere le redini della situazione ed a organizzare quanto proposto.

Siamo convinti che le armi vincenti sono l’univocità della gestione e l’omogeneità dei comportamenti. Spero che gli amici agricoltori vorranno supportare questa nostra offerta di disponibilità; ovviamente le direttive della gestione devono derivare da una base regolamentare inequivocabile che statuisca indicazioni e vincoli chiari per tutti gli Enti (soprattutto Comuni e Parchi) e che sancisca, inderogabilmente, la necessità e l’obbligatorietà di non toccare le superfici naturali ed agricole rimaste; nel contempo, sempre nell’ottica della limitazione dei danni all’agricoltura, si deve finalmente affrontare anche la problematica del controllo della selvaggina nelle aree a parco naturale e nelle riserve naturali dove, pur mantenendo fermo il concetto di divieto generalizzato di attività venatoria, si deve iniziare quell’attività di gestione faunistica reale operando per abbattimenti di contenimento o di selezione.

Luigi Roi
Presidente Federcaccia Varese

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 29 Agosto 2011
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