Brugnoli: “E adesso l’approvazione definitiva del Made in”
L'intervento del presidente dell'Unione Industriali varesina dopo le elezioni europee.«azioni forti per rilanciare il manifatturiero»
Dopo le elezioni europee a amministrative, Giovanni Brugnoli, presidente dell’Unione Industriali varesina, interviene nel dibattito sulle priorità del Governo Renzi che è uscito dalla consultazione notevolmente rafforzato, presupposto importante in vista del semestre dipresidenza italiana che comincerà a luglio. «Come industriali – dice Brugnoli – pensiamo siano tre le priorità di cui l’Esecutivo deve farsi carico di portare ai tavoli della Ue, anche grazie a questo slancio elettorale: da una parte, dopo il voto favorevole del Parlamento Europeo uscente, l’approvazione definitiva di un regolamento del “Made In” sul quale speriamo possa esprimersi a breve il Consiglio europeo; dall’altra la definizione di un Industrial Compact che riporti al centro dell’agenda delle istituzioni di Bruxelles, non tanto il concetto vago della crescita, come spesso si sente dire in questo periodo, bensì i temi dell’economia reale e dell’industria, attraverso la predisposizione di azioni forti in grado di rilanciare la competitività manifatturiera del Continente, premessa per il rilancio dell’intero sistema economico, del mercato interno europeo e dell’occupazione. In questo senso, cruciale per le capacità di export delle nostre imprese è anche una terza priorità: la chiusura con gli Stati Uniti del Transatlantic Trade and Investment Partnership, l’accordo allo studio per la creazione di una zona di libero scambio Usa/Ue, che ha tutte le carte per incidere profondamente ed in modo determinante nel rafforzamento delle relazioni bilaterali di due aree economiche che, unendosi, potrebbero scardinare gli attuali equilibri commerciali internazionali. A tutto beneficio di Paesi altamente manifatturieri come il nostro».
«Tre punti che se portati a casa nel prossimo futuro – conclude Brugnoli – non potranno che far bene, non solo alle imprese e al benessere generale, ma anche a quel grado di fiducia che la Ue ha perso in un’ampia fascia di cittadini europei, come dimostrano i risultati elettorali di molti Paesi».
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