Parte dalla Liuc la speranza per il Nepal

Il professor Dipak R. Pant e la sua squadra hanno presentato venerdì 28 ottobre a Kathmandu il piano di ricostruzione post-terremoto e rilancio economico nell’Himalaya centrale

Avarie

Il professor Dipak R. Pant e la sua squadra hanno presentato venerdì 28 ottobre a Kathmandu il piano di ricostruzione post-terremoto e rilancio economico nell’Himalaya centrale.

Healing the Himalayas è un progetto di studio interdisciplinare per la ricostruzione post-terremoto e per il rilancio economico in Nepal. È stato preparato un piano strategico come risposta alla tragedia del terremoto avvenuto in Nepal il 25 Aprile 2015, che ha causato decine di migliaia di vittime, ingenti danni e centinaia di migliaia di sfollati. Lo studio è il frutto di una serie d’indagini sul campo condotti tra luglio e dicembre 2015 nei distretti montani nepalesi gravemente colpiti dal terremoto. Per la realizzazione dello studio hanno collaborato esperti di varie discipline tecniche tra cui l’architetto di Varese Elena Brusa Pasqué, che ha proposto alcune soluzioni innovative e eco/socio-compatibili (in linea con l’imperativo della ‘sostenibilità’ per la costruzione degli edifici).

Gli studiosi dell’Unità di Studi Interdisciplinari per L’Economia Sostenibile (Università Cattaneo LIUC) ed alcuni noti professionisti di Varese, Milano e Torino sono stati coordinati dal professor Dipak R. Pant. Hanno fatto ripetute ricognizioni ed indagini sul territorio Nepalese, comprese gli ultimi villaggio in alta quota e hanno consultato un grande numero di esperti e documenti, oltre ad elaborare alcune idee e soluzioni sostenibili per la ricostruzione fisica e la rinascita economica e culturale del Nepal, ponendo particolare attenzione alle popolazioni delle zone rurali d’altura dell’Himalaya duramente colpiti dal grande terremoto.

Healing the Himalayas è un progetto del Programma Terre Estreme (Extreme Lands Program) – un programma permanente di ricerca e progettazione sperimentale per lo sviluppo locale sostenibile nelle comunità delle aree più marginali del pianeta (montagne, deserti, tundra, taiga, steppe, giungla, savana, paludi, isole remote …) – le zone di frontiera tra territori antropizzati e spazi senza presenze umane (no man’s land). Per maggiori informazioni sull’Extreme Lands Program e le attività dell’Unità di Studi Interdisciplinari per l’Economia Sostenibile collegarsi al sito.

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Pubblicato il 28 Ottobre 2016
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