Studi di settore, la Provincia approva una mozione per sospenderli
A favore Pdl, Lega e Udc, contrari Pd Idv e Sinistra Arcobaleno
Riceviamo e pubblichiamo
Durante il Consiglio provinciale tenutosi ieri, lunedì 4 maggio 2009, Popolo delle Libertà e Lega Nord hanno presentato due mozioni relative alla sospensione degli studi di settore in considerazione della situazione della crisi economica. Entrambi i documenti sono stati approvati con voto favorevole da parte della maggioranza Pdl, Lega e Udc e contrario delle minoranze (Pd – Idv e Sinistra l’Arcobaleno).
Durante il Consiglio provinciale tenutosi ieri, lunedì 4 maggio 2009, Popolo delle Libertà e Lega Nord hanno presentato due mozioni relative alla sospensione degli studi di settore in considerazione della situazione della crisi economica. Entrambi i documenti sono stati approvati con voto favorevole da parte della maggioranza Pdl, Lega e Udc e contrario delle minoranze (Pd – Idv e Sinistra l’Arcobaleno).
Il Presidente della Provincia Dario Galli ha dichiarato: «Le due proposte Pdl e Lega sono mozioni che presentano una serie di richieste che vogliono essere possibili aiuti e incentivi a uscire più velocemente dalla situazione in cui ci stiamo trovando. Gli studi di settore andrebbero quindi eliminati, poiché le tasse si dovrebbero pagare su quanto si guadagna e non sul guadagno presunto. Di fronte al voto contrario delle minoranze prendo atto che ancora una volta la sinistra “predica” bene durante i comizi in difesa di lavoro e occupazione e “razzola” male nei fatti e ogni qualvolta c’è l’opportunità di dare un segnale concreto si tira immediatamente indietro. Inoltre vorrei sottolineare un ulteriore passaggio contenuto nella mozione della Lega Nord, in cui si chiede di poter spostare all’anno prossimo, rateizzandoli con interessi, i contributi relativi all’anno in corso. Questo sarebbe un modo semplice, a costo zero per lo Stato, di sostenere le aziende riducendo la necessità di liquidità per quest’anno, stante alla reale stretta creditizia messa in atto dalle banche, che persiste, nonostante le dichiarazioni delle stesse».
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