Festa della Montagna: 200 mila euro in beneficenza
Dall'8 al 16 agosto al Campo dei Fiori l'Associazione nazionale alpini darà vita a una settimana di festa con stand gastronomico, musica e visite guidate
«Proprio come una cambiale/ferragosto è qui puntuale/ quasi in cima alla montagna/ c’è un menù che è una cuccagna/alla festa degli alpini/per palati sopraffini/». La poesia continua in rima baciata. L’autore è Rinaldo, un ex alpino. Anzi, un alpino. Perche loro non si congedano mai. È in bella vista all’entrata della Festa della montagna al Campo dei Fiori (nell’area dell’omonimo hotel in stile liberty), un appuntamento che si tiene ormai da 30 anni. Dall’8 al 16 agosto in uno splendido scenario naturalistico sarà possibile gustare un rancio alpino, degno della migliore cucina da campo, ascoltare musica e fare visite guidate nei dintorni. (scarica il programma)Alla festa lavorano circa 100 volontari, ciascuno addetto alla propria funzione. Una macchina organizzativa complessa per dare alle migliaia di partecipanti un servizio all’altezza delle aspettative. «Sarà che dobbiamo dimostrare di essere un’eccellenza – dice Rinaldo Ballerio, volontario della festa – da qui forse deriva il grande senso di responsabilità e orgoglio degli alpini».
In montagna il piatto principe è la polenta. L’anno scorso al Campo dei Fiori ne sono stati consumati 69 paioli, per un totale di 600 kg di farina. Da ogni paiolo si ricavano circa 200 porzioni di polenta, il conto totale è presto fatto. Nelle friggitrici sono finiti 7 quintali di patatine.
La cucina è piazzata nella stazione dove un tempo arrivava la funicolare. Locali e pentole lustre, e una doccia mobile che dà direttamente su un panorama mozzafiato. Il Sacro Monte, subito sotto, sembra quasi disegnato, tanto è perfetto nei contorni, nei colori e nei particolari.
A ciascuno il suo. Sarà orgoglio o responsabilità, ma in cima al Campo dei Fiori ognuno sa quello che deve fare. Giancarlo, Guglielmo, Leandro, Giovanni, Lorenzo e tutti e cento i volontari lavorano per realizzare un obbiettivo. «C’è uno spirito che è quello della missione – spiega Silvio Botter, economo e responsabile della festa (foto a lato) – che fa mettere da parte egoismi. Non è il grado che fa l’uomo perché negli alpini si scorpora il ruolo. Alle adunate io ho trovato personaggi famosi che si confondevano tra gli altri alpini. Gente come Bruno Pizzul, Cino Tortorella o Peppino Prisco con il cappello d’alpino diventavano persone normali».Spirito di corpo, generosità, responsabilità. Tutto questo per la Festa della Montagna si traduce in una sola parola: beneficenza. «In questi anni – conclude Botter – abbiamo contribuito tra soldi e mezzi per un 200 mila euro, al netto delle tasse, perché noi siamo alpini e le paghiamo».
Un bel risultato, non c’è che dire. Frutto dello spirito di corpo, ma anche della magia inimitabile di quel particolare e inseparabile cappello.
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