Lo Stato mette i suoi beni “in vetrina”
Una sessantina tra immobili e terreni della provincia di Varese che l'amministrazione demaniale ha pubblicato sul proprio sito. Ma non si parla ancora di vendita
C’è il rifugio antiaereo sotto piazza Repubblica, a Varese, l’ex caserma della Finanza diroccata al confine, la casa del fascio, i pezzi di ferrovia in disuso, e tanto altro. Da qualche giorno l’Agenzia del demanio ha messo in “vetrina” – pardon, in rete – l’elenco dei beni dello stato che secondo le nuove regole del federalismo demaniale potranno venir cedute alle amministrazioni locali.
Così provincie, regioni e, ovviamente, anche i comuni, potranno divenire proprietari di immobili oggi di proprietà statale. Certo, ogni cosa ha un valore, e nel lungo elenco di proprietà statali figurano i “valori inventariali” (cioè, la posta inserita nello stato patrimoniale dei conti pubblici) degli immobili, che non è detto quindi corrispondano ai reali valori di mercato. Si va dalle poche centinaia di euro di valore dei ruderi nel Luinese, fino ai 954 mila euro del limite est dell’aeroporto di Malpensa.
Ma attenzione: non si parla di vendita, bensì di “attribuzione a titolo non oneroso”. Gli enti locali, cioè, possono già da ora farsi un’idea del patrimonio disponibile e valutare se conviene loro chiedere al demanio l’assegnazione.
Occorre fare un passo indietro. La pubblicazione sul sito del demanio dei beni alienabili, con tanto di foto, mappa e visione satellitare dell’immobile, è avvenuta lunedì scorso, il 26 luglio: i beni in provincia di Varese sono una sessantina.
Ma questo è il primo risultato dell’applicazione della legge 42 del 2009 (federalismo demaniale) che viene messa in pratica col decreto attuativo dello scorso 20 maggio.
Nella norma non si parla mai di vendita, ma, appunto di “attribuzione”. In primo luogo non possono partecipare a questa assegnazione i comuni o gli enti territoriali in stato di dissesto finanziario (vedi ai sensi dell’articolo 244 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali). In più, “l’ente territoriale – si legge nel decreto -, a seguito del trasferimento, dispone del bene nell’interesse della collettività rappresentata ed è tenuto a favorire la massima valorizzazione funzionale del bene attribuito, a vantaggio diretto o indiretto della medesima collettività territoriale rappresentata”.
Ciò non toglie – come confermano dall’ufficio stampa di Roma del Demanio – che l’ente territoriale, dopo il passaggio di proprietà, possa decidere di vendere il bene a privati. Ma di questo si parla solo in un secondo momento e comunque dopo il “filtro” politico che deve passare dall’amministrazione.
Non è detto che i beni figuranti nell’elenco degli immobili e dei fondi siano tutti alienabili: a fine anno – spiegano sempre da Roma – un decreto della presidenza del Consiglio definirà la lista precisa tra quelli già identificati.
Ecco però che spulciando qua e là si scoprono delle vere e proprie chicche, come ad esempio i ricoveri anti aerei in pieno centro a Varese (valore inventariale di 16.426 euro per quello sotto piazza Repubblica, 19.450 per quello sotto via Crispi e poco più di 35 mila per il fabbricato sotto la pineta dei giardini pubblici); c’è poi l’ex casa del fascio di Curiglia (valore 84.857 euro), o una villetta a schiera a Gorla Minore del valore di di poco più di 38 mila euro. Nell’elenco anche tante parti di territorio che hanno fatto la storia di migliaia di frontalieri, come la dogana di Fornasette, sopra Luino e di generazioni di automobilisti che approfittavano per il pieno oltreconfine e le stecche di sigarette scontate.
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