“Se l’Europa non cambia politica sarà un disastro”

Stuart Holland, docente dell'Università di Coimbra, è ospite in questi giorni della facoltà di economia dell'Insubria. In un seminario ha spiegato le sue soluzioni per uscire dalla crisi

seminario professor hollandCome risolvere la crisi dell’Eurozona? Stuart Holland, economista, docente della Facoltà di Economia dell’Università portoghese di Coimbra ha in merito delle ricette e una certezza. Le prime si chiamano Union Bond ed Eurobonds, la seconda è una considerazione: se l’attuale politica economica non cambia per il continente sarà un disastro. Holland, ospite in questi giorni della facoltà di economia dell’Insubria, è molto critico nei confronti di Germania e Francia, sostiene l’inadeguatezza di molti leader europei in materia di economia e l’eccessivo potere delle agenzie di rating.  «Dobbiamo imparare dal passato – sostiene Holland -. In questo momento per uscire dalla crisi non servono solo azioni di austerità ma politiche che incentivino la crescita. Pensiamo al New Deal di Roosevelt. Anche all’Europa serve un New Deal, un nuovo corso, che altri non è che un rilancio degli investimenti». Il professore ed ex parlamentare inglese tracciò la via dei bond europei già parecchi anni or sono. Dedicò a questi strumenti un capitolo nel rapporto Delors del 1993. La sua proposta declinata ad oggi è quella di «convertire una parte del debito pubblico nazionale, pari al 60 per cento, in Union Bond e di incentivare la crescita attraverso l’emissione di Eurobond che andrebbero invece ad alimentare investimenti».

Nel primo caso si avrebbe dunque una sorta di debito sovrano europeo non trattato, sul quale i singoli stati pagherebbero interessi in base alla quota di debito trasferita. Nel caso degli Eurobond invece, che dovrebbe emettere la Banca Europea per gli Investimenti, si andrebbe ad attrarre risorse per finanziare investimenti e progetti di sviluppo. Questo tipo di soluzioni, secondo Stuart Holland, potrebbero essere attuate con relativa facilità indipendentemente dal favore degli stati più "critici" come la Germania: «Non sono necessarie modifiche di trattati. Basterebbe un accordo tra gli stati disposti ad aderire. Entrambe le azioni si potrebbero attuare mediante la procedura di "cooperazione rafforzata", sul modello di Schengen: occorre in questo caso l’accordo di almeno nove stati membri. Quest’ultimo sarebbe vincolante dunque soltanto per quei paesi gli altri stati non hanno il potere di opporre veti». «La visione di Holland è interessante perché indica la via più semplice e più forte per uscire dalla crisi economica europea – sottolinea Gioacchino Garofoli, ordinario della facoltà di economia e presidente dell’Aenl (Associazione degli economisti di lingua neolatina) -. Viene proposto il lancio di un "new deal" europeo. La soluzione è molto più vicina di quanto si creda… Certo ci vuole un po’ più di consapevolezza sulle vere questioni economiche e maggiore coraggio politico».

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Pubblicato il 21 Febbraio 2012
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