Fiorella Mannoia e i Sud che fanno male
La cantante si presenta mercoledì 23, alle 21, al Teatro Mario Apollonio di Varese.
Un patto “tradito” tra gli italiani e l’Italia. Un patto che la Storia non ha spiegato. E che Pino Aprile, nel suo libro “Terroni”, presenta sotto luce diversa. Fiorella Mannoia – di scena mercoledì 23, alle 21, al Teatro Mario Apollonio (biglietti a euro 29,90 e 51,50) – canta i “Sud”, questo il titolo del suo ultimo cd, del mondo. Con un tour che ospita ad intermittenza un corpo di ballo formato da alcuni ragazzi del Projeto Axé (ONG che opera nella difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti attraverso l’arteducazione e della quale la cantante è testimonial da vent’anni) e undici musicisti votati, per la maggior parte, al calore degli strumenti acustici. Sud: quello di Aprile – con la dignità tolta e ancora da riconquistare, qua e là, anche in Italia – e quello che si ritrova ovunque, “depredato e volutamente tenuto lontano dal progresso”, aveva dichiarato l’artista in occasione della presentazione del disco.
Un’altra volta, la Mannoia elabora e arricchisce le riflessioni su ciò che è – o dovrebbe essere – sociale. Questa volta con la sola musica di Ivano Fossati (che mette in note “Se solo mi uardassi”, testo della stessa Fiorella), le parole di Titina De Filippo e le canzoni di Bungaro e Luca Barbarossa. Un album di ricerca: musicale (nel gioco tra introspezione e solarità, disagio e ribellione, rifiuto dell’ipocrisia e resistenza) e civile. La Mannoia non para di sogni ma di realtà. Non fugge dall’impegno ma dall’ignoranza. Le migrazioni, le ingiustizie, le riscosse, il dolore sono tra noi. E c’è gente che non li accetta e li combatte. Fiorella porta esempi che non lasciano spazio all’interpretazione. Come quello di Thomas Sankarà, il leader del Burkina Faso assassinato a 38 anni durante un Colpo di Stato militare perché ebbe il coraggio di non piegarsi
all’arroganza del potere. Tutto questo è Sud: Africa, America Latina, Mediterraneo. Incontri e speranze di chi ha cantato sempre l’Italia e che ora, dopo tanti anni, vede il lento deperire di un Paese che non è più lo stesso. E non si tratta, solo, di Sud.
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