In provincia non c’è un ambiente favorevole alle start-up

Al registro delle Start Up della Camera di Commercio varesina sono iscritte 6 imprese, 300 quelle in tutta Italia. Tra investitori formali e informali, in provincia di Varese, nel 2012 è stata registrata una sola operazione

Un’imprenditoria basata sull’innovazione. Un sistema che per finanziarsi non guarda alle banche, ma agli investitori istituzionali e informali. Un mercato, in Italia, limitato rispetto agli altri paesi europei e numeri ancora più penalizzanti per Varese. In un termine: start up. È con questo tema che ha preso oggi il via la seconda edizione del ciclo di incontri "Approfondimenti di Finanza per l’impresa", organizzato dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Con un obiettivo, lo stesso della prima edizione del 2012 che registrò 300 presenze: formare e informare gli imprenditori ed i loro collaboratori sugli strumenti finanziari idonei per affrontare la gestione quotidiana delle imprese, in un momento nel quale proprio il rapporto con il credito rappresenta uno dei maggiori motivi di preoccupazione. Convegni dal taglio pratico che si avvalgono della collaborazione di docenti universitari e di rappresentanti di istituzioni finanziarie di prestigio. 

Come Jonathan Donadonibus, docente di Finanza d’impresa alla Liuc- Università Cattaneo che agli imprenditori presenti nella sede bustocca degli industriali ha spiegato le prospettive e le opportunità offerte dalla legge a vantaggio della nascita di imprese innovative, il cosiddetto decreto 2.0. “Parlare di star up – ha precisato subito il professore – non vuol dire parlare solo di finanza, ma di un ecosistema propenso alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali con la caratteristica dell’innovazione". Non basta inventarsi una nuova azienda, occorre anche puntare su un nuovo know how, nuove tecnologie per definirsi star up. «Che devono sorgere con finanziamenti che non guardino più al sistema bancario. Il ragionamento bancocentrico deve essere abbandonato dai nuovi pionieri dell’imprenditoria, perché il sistema tradizionale del credito non ha gli strumenti per sostenere questo genere di progetti».
E allora dove trovare le risorse per creare imprese altamente innovative? Innanzitutto serve un ecosistema fatto di centri di ricerca, incubatori e acceleratori di impresa. Ma, soprattutto, forme alternative di finanziamento. «Per esempio attraverso il coraggio di manager che si rimettono in gioco utilizzando i propri risparmi, le proprie liquidazioni per sostenere nuove iniziative aziendali. Un fenomeno – ha spiegato Donadonibus – da non sottovalutare e in crescita nel Paese. Persone che si trasformano in investitori informali». Business angels, il termine inglese con cui vengono definiti gli investitori non istituzionali. C’è poi il mondo del venture capital, degli investitori professionali in capitale di rischio. L’anno scorso, in Italia, sono stai investiti in start up, secondo i dati dell’Università LIUC, un po’ più di 70 milioni di euro, 50 da parte dei venture capital, 20 da parte di investitori informali. Nulla in confronto ai circa 500 milioni di euro che si registrano in Paesi come Francia, Germania o Gran Bretagna. «Un vero e proprio GAP competitivo», lo definisce Donadonibus, che individua nei settori dell’Information Technology e dell’industria quelli dove si concentrano le principali attenzione degli investimenti.

E in provincia di Varese? «Oggi non è presente quell’ecosistema favorevole alle start up». Un giudizio quello di Donadonibus basato sui numeri nudi e crudi: tra investitori formali e informali, in provincia, è stata registrata nel 2012 una sola operazione. Oggi nel registro delle start up della Camera di commercio di Varese sono iscritte solo 6 imprese, 47 quelle in Lombardia, 300 in tutta Italia.
Tra queste la Eximia Srl, azienda di Milano, basata anche in Sardegna, che fornisce prodotti, sviluppa applicazioni e soluzioni basate sulla tecnologia RFId. Il cui Amministratore Delegato e socio fondatore Mario Dino Di Floriano, ha portato la propria case history all’incontro dell’Unione Industriali. «Siamo amici che si sono innamorati di una tecnologia e che hanno fatto sorgere un’impresa con fondi propri. Alle iniziali risorse si sono poi aggiunti dei contributi pubblici, rimpinguati con l’aiuto di familiari e altri amici, per arrivare al sostegno di un fondo di venture capital italiano entrato nel capitale sociale all’inizio di quest’anno». Punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2003 con lo sviluppo di tutta una serie di piattaforme tecnologiche con applicazioni nella logistica, nella pubblica amministrazione, nella gestione della sicurezza in impianti pericolosi e in cantieri, nell’industria manifatturiera. Nel piano triennale 2012/2015, Eximia prevede, anche grazie all’entrata del nuovo investitore, una proiezione di fatturato con una forte impennata basata su un’espansione commerciale. Come sta andando? «Nei primi tre mesi del 2013 abbiamo fatto la metà del fatturato totale del 2012».

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Pubblicato il 26 Marzo 2013
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