“Tares: vogliamo che la paghi chi inquina”

Confartigianato Varese interviene, a pochi giorni dalla scadenza della prima rata della nuova tariffa sui rifiuti “doveva essere un costo per un servizio, ci siamo ritrovati una patrimoniale”

confartigianato varese: davide galli, mauro colombo «A noi basta che si segua la legge, e paghi chi inquina. Ma le amministrazioni comunali sembra non siano d’accordo» E’ questa l’estrema sintesi, quasi lo slogan, con cui Confartigianato Varese prosegue la sua battaglia per una applicazione corretta della Tares, la nuova tariffa per il servizio rifiuti che ha sostuito Tia e Tarsu.

Un vero e proprio percorso, cominciato con una proposta di regolamento della tariffa da sottoporre alle amministrazioni comunali, e poi seguito da un vero e proprio tour tra le amministrazioni per presentarlo e spiegare che gli imprenditori non vogliono evitare di pagare le tasse, ma solo ricordare di applicare questa tariffa secondo la logica iniziale della norma: «Bisogna dare atto che il principio della norma è sacrosanto: far pagare chi inquina e produce rifiuti – spiega il presidente di Confartigianato Varese Davide Galli – E la legge, in un mare magnum di leggi non chiare, è chiarissima su questo punto. Dice: "pagate in base a quello che producete in termini di rifiuti”. E noi siamo d’accordo. Purtroppo però è partita una strana voglia dei comuni di non rispettare la legge, e la sua applicazione è andata a discapito delle imprese».

Una delle principali obiezioni degli artigiani è che se la Tares è una tariffa per il servizio di smaltimento rifiuti, e non una tassa patrimoniale da pagare a metro quadro di edificio, questa tariffa non dovrebbe essere pagata dalle aziende per i rifiuti che loro defono far smaltire obbligatoriamente da privati specializzati in rifiuti industriali: «Noi in quel caso non riceviamo nessun servizio dalla amministrazione comunale, anzi dobbiamo pagare dei privati per farlo:  e quindi non dovremmo essere sottoposti alla loro tariffa. Siamo d’accordo di pagare la tassa per le parti comuni, come la pulizia della strada davanti a noi, o il ritiro dei sacchi degli uffici o dei magazzini, a cura del servizio comunale. Ma non è giusto che paghiamo per un servizio che noi abbiamo già pagato ad altri».

I comuni però oramai sono orientati a “far finta di nulla", e continuare a considerare la Tares una tassa a cui partecipare in base alla dimensione del fabbricato, e che possa contribuire ad aiutare i “meno abbienti”. I motivi sono apparentemente “nobili”: «Dicono che lo fanno per "venire incontro ai disagiati" – continua Galli – ma anche in questo caso la legge è chiara: per aiutare i disagiati a pagare le tariffe, ci devono pensare i servizi sociali».

Così, pochi giorni dopo la scadenza della prima delle quattro rate di pagamento, gli artigiani mettono in guardia su una situazione che può diventare “esplosiva”: «Ci aspettavamo da questo tributo un miglioramento almeno dal punto di vista dell’equità e della burocrazia – spiega il direttore di Confartigianato Varese, Mauro Colombo –  Invece si è rivelata un peso in più, mentre l’imprenditore viene trattato ancora una volta come un bancomat. Il problema è che così finisce che le piccole imprese chiudono o cambiano paese. Ma se le imprese chiudono o si spostano, anche il gettito fiscale si abbassa, e la situazione qui non migliora. Ce ne accorgeremo tutti dopo le vacanze, e a fine anno».

Il pressing di Confartigianato, a questo punto, continuerà monitorando come vengono utilizzati i soldi raccolti con il gettito dell atares: «Abbiamo promesso di istituire una ’”Agenzia delle Uscite” per monitorare come i soldi raccolti attraverso il gettito fiscale di imprese e cittadini sono, o dovrebbero essere, utilizzati dalla Pubblica Amministrazione per potenziare i servizi già esistenti o per crearne di nuovi a vantaggio dell’imprenditoria del territorio e della collettività. E lo faremo».

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Pubblicato il 16 Luglio 2013
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