Botte e rapina all’anziano: un arresto, si cercano i complici
Un trentenne finito ai Miogni con accuse gravissime. La polizia è risalita alle sue tracce grazie alle investigazioni della squadra Mobile
Botte, e rapina nella propria casa. Botte, spintoni e ossa rotte sempre dai suoi aguzzini che incontra fuori dal suo appartamento di Varese, mentre sta chiedendo aiuto.
Un inferno, quella sera, per un anziano di origini serbe ancora all’ospedale per l’irruzione nella sua abitazione di un commando di quattro assalitori, uno dei quali è di recente finito in manette grazie alla capacità investigativa della polizia di Varese.
Nei giorni scorsi, gli operatori della sezione antirapina della squadra Mobile, e la squadra Volante della questura di Varese hanno eseguito un provvedimento di fermo di polizia giudiziaria a carico di un cittadino di nazionalità marocchina, N.R., perché gravemente indiziato per aver commesso una rapina in abitazione ed aver causato lesioni gravissime ai danni di un altro cittadino straniero di nazionalità serba.
Questa la ricostruzione dei fatti offerta dalla polizia. Nei giorni scorsi gli agenti sono intervenuti poiché un cittadino di nazionalità serba, settantenne, rimaneva vittima di una grave rapina e lesioni gravissime: a seguito delle prime percosse subite all’interno della propria abitazione veniva rapinato della somma di denaro detenuta in casa.
Poi, uscito per cercare aiuto e chiedere soccorso, ha nuovamente incrociato i suoi quattro aggressori: altri spintoni che lo fanno cadere e rovinare a terra da un’altezza di circa 5 metri.
Qui, dopo parecchie ore e nel corso della notte, l’uomo è stato trovato riverso a terra e con fratture e contusioni multiple, nello specifico, trauma cranico e lesioni vertebrali. La vittima ha descritto in parte i suoi aggressori, lasciando intendere di conoscerli approssimativamente e di frequentare gli stessi ambienti.
Partono le indagini presso le strutture di accoglienza cittadine per verificare la corrispondenza di quanto dichiarato dalla vittima.
Nella giornata del 9 dicembre scorso, poi, la svolta. Un cittadino marocchino senza fissa dimora dell’età di circa trent’anni si è presentato all’ufficio Denunce della questura per querelare un connazionale per i reati di percosse e minacce a suo carico.
Gli operatori, ascoltando le dichiarazioni del querelante e rilevando che gli ambienti frequentati dai soggetti coinvolti erano gli stessi rispetto a quelli descritti dalla vittima della grave rapina e, soprattutto, notando una forte somiglianza tra il cittadino marocchino ed uno degli autori della rapina descritto dalla vittima, si insospettiscono ed approntano nell’immediato un album fotografico da sottoporre alla vittima di rapina, attualmente ricoverato. Ciò permetteva di confermare l’identità di uno degli aggressori.
Subito viene avvisato il magistrato di turno, il sostituto procuratore Troina che assume il coordinamento dell’attività e delle indagini.
Si sono approfonditi determinati aspetti e riscontri temporali che hanno permesso di appurare come il soggetto riconosciuto potesse effettivamente trovarsi sul luogo del delitto. Scattano così le manette e il trasferimento ai Miogni.
Sono ancora in corso le ricerche e le conseguenti indagini per arrivare ad assicurare alla giustizia gli ulteriori responsabili dei gravi fatti.
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