“Emergenza coronavirus, Impariamo dai bambini ammalati di tumore”

La lettera di Angela Ballerio, mamma e fondatrice della Fondazione Giacomo Ascoli: "se sono capaci dei bambini ad accettare certe regole, possiamo farlo anche noi"

Generico 2018

Pubblichiamo le parole di Angela Ballerio, professoressa e mamma che ha perso un figlio malato di cancro nel 2005. Lei ha vissuto lo stesso incubo della mascherina, dell’obbligo di stare in casa e non frequentare nessuno. Suo figlio aveva 12 anni quando è morto. Oggi lei, insieme al marito Marco Ascoli, è al timone della Fondazione Giacomo Ascoli

Sono da giorni chiusa in casa e osservo il mondo. Lo osservo dalla mia finestra. Lo osservo attraverso la televisione, i social. E’ da tempo che vorrei scrivere due righe da condividere su FB con i miei amici. Non lo faccio perché l’unica parola che mi risuona nella testa è l’aggettivo “Ignorante, ignoranti” e non mi pareva bello, non mi sembrava educato… poi questa mattina aprendo FB mi è riapparsa una fotografia che mi ha dato lo spunto per fare una riflessione.

Impariamo dai bambini, dai ragazzi ammalati di tumore e dalle loro famiglie che imparano ad accettare una diagnosi che nessuno vorrebbe mai ascoltare, che imparano ad accettare una vita che si ferma per 6 mesi, 1 anno, 2 anni, quando va bene, 4,5,6 anni e poi può andare male, sì perché i bambini.
Loro imparano a vivere una vita congelata:
no scuola

no asilo
no amici
no pizza in compagnia
no cinema
no sport
no passeggiate
no aperitivo
no week end

Imparano ad indossare una mascherina e soprattutto imparano ad essere guardati degli altri come degli untori, il cancro non è infettivo!!!!!!!
Imparano, fanno fatica ad accettare, piangono, si arrabbiano, ripiangono, urlano, strepitano ma poi accettano e allora convivono anche bene con il mostro.

Ritornano a ridere, a giocare, a divertirsi, a stare con gli altri, a gioire della vita con delle nuove regole e imparano anche ad apprezzare questa nuova normalità con sempre nella testa l’obiettivo di farcela.

Io li conosco bene questi bambini, ragazzi, conosco bene la storia di ognuno di loro, so che cosa passa nel cuore, nella testa delle loro mamme, conosco ogni singola emozione, rivivo con loro ogni ansia, paura, gioia speranza, terrore, disperazione.

Con Giacomo ho vissuto tutto questo per 5 anni.

Dal 2012 mi occupo del volontariato in Fondazione Giacomo Ascoli, mi occupo della parte umana in day center, sto con le mamme, con le famiglie, mi occupo di scuola, i nostri bambini imparano a fare scuola a distanza con il robottino IVO.

E allora?
Se sono capaci dei bambini, dei ragazzi ammalati di accettare tutto ciò perché, mi chiedo e richiedo da giorni, perché non dobbiamo essere capaci tutti di accettare per un po’, poco in fondo, di rispettare delle semplici regole?
Impariamo da loro, impariamo dai bambini  e dai ragazzi ammalati di tumore.

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Pubblicato il 16 Marzo 2020
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