Cocaina tra la Varese Bene, il giudice: in carcere gli arrestati
Il pusher e l'assicuratrice rimangono dietro le sbarre, potrebbero inquinare le prove. Si indaga sugli altri assuntori di un giro che potrebbe rivelare un sottobosco di persone dediti alla droga
Si mette male per i protagonisti dello scandalo che ha investito la “Varese bene”, l’arresto di un barista del Barkley di via Puccini a Varese che vendeva la cocaina a una donna di 35 anni, assicuratrice di una nota agenzia di Varese (immagine di repertorio). Il giudice delle indagini preliminari Natalia Imarisio ha deciso di tenere in carcere entrambi gli arrestati. Il barista è accusato di gestire un’attività di spaccio all’interno del locale, anche se il titolare non è indagato e secondo le prime indagini sarebbe estraneo a ogni fatto. La convalida dell’arresto eseguito dagli agenti della squadra mobile è accompagnata dalla misura detentiva ed era in qualche modo una delle opzioni preventivabili stando alle indagini, anche se l’avvocato Alberto Zanzi aveva chiesto la scarcerazione.
La misura del carcere risulta altrettanto dura per la ragazza, che quando è stata arrestata da una pattuglia della squadra mobile ha ammesso di aver comprato la cocaina nel locale. La donna ha riferito anche nelle spontanee dichiarazioni di averne acquistate altre volte, e di costumarla a casa e in compagnia di un’amica. Ma proprio questa sua dichiarazione, che non avrà valore processuale ma che ai fini detentivi in questa fase la compromette, sarebbe tra l’altro all’origine della decisione del giudice. Il gip scrive nel provvedimento notificato questo pomeriggio che la carcerazione è ancora necessaria per tutelare le fonti di prova. All’’avvocato della donna, Fabrizio Piarulli, non rimane che osservare come la dichiarazione genuina della sua cliente, che ha ammesso tutto, sia diventata in questo caso origine della punizione stessa. La difesa sperava invece che la sua collaborazione fosse intesa come un segno di netta presa di distanze dal mondo degli stupefacenti. La difesa dell’assicuratrice sostiene che la ragazza ha comprato 13,04 grammi, perché è abbiente, e dunque poteva permettersi di spendere 900 euro in un colpo solo, e non perché volesse spacciare. La cocaina inoltre sembra non fosse nemmeno pura, ma un po’ allungata.
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