La legge sul lavoro torna in Parlamento, la Cgil protesta
"Vogliono indebolire i lavoratori e facilitare i licenziamenti", il presidio di fronte alla prefettura vuole spostare l'attenzione sul mondo del lavoro
C’è la crisi, le aziende faticano a vendere i propri prodotti e qualcuna addirittura chiude, ma paradossalmente il mondo del lavoro passa sempre di più sottotraccia.
I lavoratori della Cgil questa mattina hanno fatto sentire che ci sono anche loro e soprattutto che l’attenzione deve essere posta anche e soprattutto sulla condizione dei lavoratori.
L’occasione è il dibattito sulla legge del lavoro che entrerà nel vivo la prossima settimana. Il sindacato intende porre da subito e con forza il problema.
L’antefatto è il rinvio alle camere da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del disegno di legge collegato al lavoro. Una decisione del Quirinale motivata dalla «estrema eterogeneità e dalla problematicità di alcune disposizioni, in particolare per quanto riguarda i temi attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale».
In particolare a preoccupare Napolitano, e così anche numerose realtà sindacali e di tutela del lavoro, era l’arbitrato nelle controversie tra datore di lavoro e lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa.
Le nuove norme, secondo chi le contesta, potrebbero portare ad aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede la reintegrazione del lavoratore.
Ora quel provvedimento dovrà essere nuovamente dibattuto in Parlamento e la
preoccupazione della Cgil è che, nonostante il monito del presidente della repubblica, le norme rimangano tali e quali, comprese quelle che indeboliscono il lavoratore di fronte alle decisione dei datori di lavoro.
Questa mattina al presidio Cgil fuori dalla prefettura, a villa Recalcati, al quale hanno partecipato un centinaio di iscritti, c’era anche il segretario generale Franco Stasi, che insieme a una delegazione ha incontrato il prefetto Simonetta Vaccari per esporre tutte le parti della legge che preoccupano il sindacato.
«Quello che stanno tentando di fare – spiega Franco Stasi – è di scardinare, 40 anni dopo la sua costituzione, lo statuto dei lavoratori, spostando il potere dalla parte del datore del lavoro e relegando il lavoratore in una posizione di sempre più debolezza. Dispiace che le altre grosse sigle sindacali non siano con noi a protestare».
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