“La paura per la salute? Un diritto, come la sua difesa”
Per raccontare i primi dieci anni del 2010 il Giuseppe Armocida, ordinario di storia di Medicina all'insubria "passa la mano" a una dei suoi più brillanti colaboratori. Riservando a sè stesso il commento sul prossimo futuro
Sono passati appena dieci anni dalla nascita di questo terzo millennio, ma sembra già maturo il tempo per qualche iniziale bilancio. D’altronde abbiamo fatto l’abitudine alle personali riflessioni – accompagnate dai buoni propositi – di ogni fine anno e quindi non è esagerato nello spazio prospettico dei prossimi mille anni considerare il primo decennio come un traguardo raggiunto, che mentre sta per essere superato merita di essere fotografato, ripensato e commentato. In questa prospettiva si aprono molteplici scenari, ma qui ci interessa rappresentare gli aspetti che si riferiscono al campo della salute.
Certamente, per quel che è possibile, dobbiamo fare lo sforzo di separare il punto di vista del medico da quello del malato – seppur non di rado si trovano fusi e talvolta confusi nella stessa persona – perché gli eventi caratterizzanti la medicina degli ultimi anni hanno lasciato segni diversi nella memoria dell’uno e dell’altro. Non ci soffermiamo, poi, sulla oramai superata distinzione tra successi e fallimenti dell’arte medica, avendo preso il vizio di considerare tutti i risultati mancati come esiti che riusciranno in un futuro appena prossimo. Però, se la medicina – magari è meglio dire i medici – talvolta non si presenta all’altezza dei nostri desideri, dobbiamo riconoscere una certa clemenza da parte delle malattie, che spesso si rivelano assai meno dannose e pericolose rispetto quello che si pensa al loro primo apparire.
Vengono allora alla mente i quadri allarmanti che si sarebbero dovuti verificare in seguito alle paventate apocalittiche infezioni della cosiddetta "mucca pazza", della SARS, dell’aviaria, della suina ed infine della recente A. Attenzione, però, anche la paura per la salute è un diritto insieme alla difesa della stessa. Infatti, dopo aver accettato, accolto ed assimilato a tutti i livelli il nuovo concetto di salute, come stato di completo benessere fisico, psicologico e sociale, ci accorgiamo che i malanni più preoccupanti di questo secolo, se non addirittura di questo millennio, per numero di persone colpite e conseguenze, sono la povertà, la disoccupazione, i comportamenti non salutari o anti-salutari, la scomposizione dei legami famigliari e la frammentazione di quelli sociali. Si sa che la povertà genera diversi disagi e malattie, diversi dai mali con cui abbiamo imparato a confrontarci dal dopoguerra in poi e per questo abbandonati ai margini dei testi di studio.
Potremmo dire che le maggiori difficoltà che abbiamo incontrato in campo sanitario negli ultimi dieci anni, come il grave carico delle malattie cronico-degenerative, sono le sfide più importanti che dovremo seriamente affrontare nel tempo che viene. Proprio gli embrioni di questi terribili, più che temibili, germi sono nati e cresciuti all’interno di un rapido e forse poco controllato – o regolato – progresso che ha contribuito alla evoluzione del malessere economico, del malessere ambientale, del malessere culturale, del malessere politico, del malessere alimentare e così via. Così stando le cose, risulta facile al medico insegnare, educare e promuovere una vita modello od un modello di vita condotta secondo stili virtuosi, ma è invece compito della medicina unire le proprie forze con quelle delle altre magistrature per ricostruire quel tessuto senza il quel non si può realmente configurare uno stile di vita sano.
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