“Sarò il sindaco per 5 anni, ma il mio sogno è fare il papa”
Mercoledì si terrà la prima Giunta. Attilio Fontana racconta i progetti, i rapporti con i partiti e il suo impegno verso la città
Ci sarà molta carne al fuoco per la prima giunta del "Fontana bis". «L’ordine del giorno di mercoledì prevede già alcune delibere molto concrete. Poi faremo il punto della situazione sui diversi progetti e sui lavori pubblici che sono stati avviati dalla precedente amministrazione. Dobbiamo discutere del distretto del commercio e anche del bilancio. Tutte cose che io conosco bene, ma visto che ci sono tanti assessori nuovi dobbiamo riprendere».
Partiamo proprio da qui, dalla scelta della sua squadra. Non le sembra che siete tornati al "manuale Cencelli" e che questo la possa rendere non solo ostaggio dei partiti, ma addirittura delle correnti?
«Io porto avanti le mie scelte, e ne ho già dato prova. Questo, a volte, mi ha portato anche a scontrarmi con la maggioranza. Accetto però intromissioni nelle cose dove possono essere fatte, e nelle scelte della Giunta: funziona così ovunque, e per qualsiasi posizione politica. Nelle decisioni amministrative invece rivendico totale autonomia per me e per la mia squadra».
Lei parla di intromissioni, ma come mai c’è voluto tanto tempo per arrivare a decidere gli assessori?
«I partiti hanno buttato via del gran tempo. Del resto chi ha trattato per la giunta si vedeva il lunedì e il venerdì. Perciò io sapevo che sarebbe finita così, ma la lungaggine è stata più per la ritualità che per effettivi disaccordi».
Sarà…, ma molti si domandano come mai,
se la passata giunta aveva lavorato bene, vi sono così tanti cambiamenti visto che è restato solo Fabio Binelli?
«Questo discorso riguarda molto il Pdl e non me lo so spiegare, anche se credo che dipenda dal voler dare maggior spazio ai giovani. Non amo il giovanilismo, perché penso che servano persone intelligenti e queste vanno oltre le età. In ogni caso i partiti hanno una loro autonomia e quindi rispetto le scelte fatte».
A proposito di scelte, lei si è imposto solo per avere una donna in giunta e alla fine solo grazie alla rinuncia forzata di Zagatto siete riusciti a trovare una soluzione. Come mai?
Prima parlava di progetti in sospeso. Partiamo dal più complesso. Cosa ne sarà delle stazioni?
«Partiamo da un dato certo. Nel 2013 sarà completata la ferrovia che ci collegherà con la Svizzera, la Arcisate Stabio. Per quella data noi dobbiamo aver almeno avviato un lavoro per sistemare l’area delle stazioni. Ora stiamo concludendo la procedura di VAS (Valutazione ambientale strategica), ma dobbiamo risollecitare l’attività della Regione. Ora che sappiamo che non si deve intervenire su piazzale Kennedy potremmo pensare ad una diversa utilizzazione, anche verso i privati, di quella grande area».
Sempre in materia di unificazione, resta aperta la questione dei parchi e del colle di Biumo…
«Su quel progetto c’è già un accordo di programma con la Regione, ma si è un po’ fermato tutto. Un problema sono le risorse economiche e anche le decisioni sull’albergo delle Ville Ponti. Finché non si capisce cosa si vuole fare concretamente, di quello e del centro congressi sarà difficile procedere».
La sistemazione di Villa Mylius a che punto è?
«Abbiamo un accordo con la Fondazione Marchesi. La convenzione fissa dei tempi in modo molto chiaro e quindi per la fine dell’anno dovremmo avere il progetto e tra un anno dovrebbero iniziare i lavori di ristrutturazione. Intanto però stiamo lavorando con loro per allargare le collaborazioni perché ci stanno arrivando tante richieste sempre di carattere culturale. Sono fiducioso, lì faremo delle belle cose».
Veniamo allora a due punti spinosi. Il primo riguarda il teatro. Che si fa?
«Qui siamo in una fase interessante perché stiamo avviando una serie di incontri tecnico- culturali. Il 22 di questo mese avremo un momento pubblico con Adriano Gallina e Fabio Sartorelli. Loro racconteranno non solo quali possono essere i progetti da realizzare, ma anche come gestire una simile realtà. Da luglio poi avremo incontri sulla questione urbanistica. Insomma, stiamo raccogliendo idee e indicazioni dalle persone più competenti del nostro territorio. Poi sono convinto che potremo fare anche qualcosa di più del solo teatro, magari portar lì anche la biblioteca».
Si, ma che tempi sono previsti?
«A novembre avremo la variante urbanistica e saremo pronti per la gara di appalto lavori entro l’estate del 2012».
E per il Piano di governo del territorio?
«Su questo la persona più adatta a rispondere è Fabio Binelli. in ogni caso nella prima giunta fisseremo tempi e scadenze».
Ne avrete da fare, ma realisticamente come vede i prossimi cinque anni?
«Dipenderà da tante cose e non solo da noi. Due sono i punti fondamentali: allentare la cinghia sui patti di stabilità, almeno per i comuni virtuosi e poi sperare nella ripresa economica in modo che anche i privati tornino a veder crescere l’economia e tornare ad investire anche sulla città. Se così non sarà, dovremo solo difenderci. Di più non potremo fare».
Qualche mala voce dice che lei non dura più di due anni, perché con le elezioni politiche tutto cambierà. C’è del vero?
«Chi fa simili affermazioni ha poca esperienza politica. Questa giunta può durare anche solo due mesi, non dipende dalle elezioni, ma dal rapporto tra i partiti. Per sgombrare subito qualche dubbio dico con chiarezza che non interromperò la mia attività di sindaco per velleità di tipo personale. Verrebbe più facile anche a me andare a fare il parlamentare, ma il mio impegno è qui, nella mia città».
Non andrebbe nemmeno a fare il sottosegretario alla Giustizia? Dicono che sia un suo sogno.
«Il mio sogno è fare il papa, ma la vedo difficile. Certo però che se proprio un sogno deve essere allora vado a fare il ministro, perché condizionare anche i sogni?»
Lei domenica era a Pontida e si è scaldato come altri militanti. Qual è lo stato di salute della Lega?
«La Lega ha dimostrato di esserci e finché ci sarà un popolo così coeso e con una passione ancora intatta, non abbiamo paura di niente e nessuno. Ho visto la Lega dei tempi andati che ha mandato un messaggio forte al centralismo romano. Un messaggio a Berlusconi, ma anche a parte della sinistra. Ripartiamo da qui. Dal federalismo».
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