“Mi ha spinto la testa nel frigorifero”, l’ex marito a processo per atti persecutori
La donna residente in un paese dell’alto Varesotto ha raccontato in aula la sua versione dei fatti. Diverse le denunce, fra abusi di sostanze e paura
Le violenze raccontate sono pesanti e riguardano atti di sopraffazione di genere e pretesa di controllo addirittura sul pensiero più intimo, oltre che sulle azioni quotidiane, di cui purtroppo i tribunali sono pieni. Ma il caso dibattuto in aula nel corso dell’udienza dinanzi al giudice monocratico Andrea Crema nella mattinata di mercoledì impressiona perché assume la forza di un’onda che parte da un mare relativamente calmo rappresentato da una relazione che sfocia in rapporto famigliare, una figlia e una routine come tante ma che non appena viene interrotto l’aspetto relazionale, cioè quando di comune accordo una donna e un uomo si accorgono del cambio dei sentimenti, quest’ultimo non riesce a gestire la cosa e va in paranoia per gli atteggiamenti della oramai ex moglie.
E non servono i tentativi di ammorbidimento della condizione, anche economica, del soggetto, che ora compare come imputato per atti persecutori ma che prima di tutto questo cercava temporaneamente solo un tetto dove stare. L’ex compagna si spinge addirittura a continuare ad ospitarlo nello stesso letto, dove però partono manie di controllo: «Voleva sapere tutto di me. Cosa facessi, con chi mi vedevo. Pretendeva l’ispezione della chat sullo smartphone, l’azzeramento di contatti. Si è spinto a pretendere che dormissi con le mani fuori dalle lenzuola perché tenendole sotto le coperte venivo accusata di volermi masturbare», ha spiegato la donna, parte offesa, lungamente interrogata nel processo dopo l’attivazione dell’azione penale seguita alle denunce.
Un crescendo di ossessioni sfociate anche in vere e proprie aggressioni psicologiche e corporali fatte le une di minacce, le altre di calci, e spintonamenti continui e di litigi con l’epilogo di scene brutali: «Una volta arrivai a casa con le mani occupate dai sacchetti del supermercato, e venni accusata di essere andata a prostituirmi e fui aggredita, presa per i capelli e con la testa che mi veniva messa nel frigorifero aperto, mentre sistemavo la spesa». La relazione fra i due, intessuta a partire dal 2014, è terminata nel 2020 ma appunto la convivenza non si è immediatamente interrotta, e in seguito sarebbero avvenuti i fatti denunciati e oggetto del procedimento penale (anche se nel corso dell’escussione alcuni episodi sono emersi già a partire dal 2018) dove oggi si è parlato di attese fuori casa e calci dati all’auto, continue scenate di gelosie e messaggio di una violenza irripetibile. In un caso le minacce sono state proferite anche contro un amico della donna, che ha sporto denuncia.
L’imputato – seguito da psicologi e da programmi specifici, nelle more di una separazione giudiziale e di un percorso congiunto per la gestione della figlia – verrà sentito nella prossima udienza, prevista per il 2 maggio. La donna si è costituita parte civile con l’avvocato Gabriele Ferretti di Tradate.
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